Tara


Buddha Tara - Pastelli acquerellati
(Collezione Privata)


Tara, incarnazione femminile del Buddha, è una delle la divinità più popolari del pantheon buddista, in particolare in Tibet, Nepal e Mongolia. Dea della compassione universale, Tara rappresenta l'azione virtuosa ed illuminata.  

La parola Tara deriva dalla radice 'tri' (attraversare), da cui il significato intrinseco del nome, che può essere tradotto come 'colei che permette agli esseri viventi di attraversare l'oceano dell’esistenza e della sofferenza'. 

Si dice che la sua compassione nei confronti degli esseri viventi e la sua bramosia di salvarli dalla sofferenza siano più grandi dell’amore di una madre per i propri figli. Tara è inoltre considerata la protettrice della longevità, dei viaggi e del cammino spirituale dei devoti verso l'illuminazione. 

In Tibet, dove Tara rappresenta la divinità femminile più importante, il suo nome è Sgrol-MA, che significa 'la salvatrice'. Il mantra di Tara (Om Tara Tuttare Ture Svaha) è quello che si sente recitare più frequentemente, dopo il mantra di Chenrezi (Om Mani Padme Hum). 

Prima di essere adottata dal Buddismo, Tara (che in sanscrito significa 'stella') era venerata nell’Induismo come una manifestazione della dea Parvati. Le leggende indù narrano che Tara fu rapita da Soma, il dio della luna. 
Fu combattuta una guerra per la sua liberazione, e al suo ritorno Tara diede alla luce il figlio di Soma. 
Il culto del principio femminile venne introdotto nel Buddismo attorno al quarto secolo, e probabilmente Tara entrò a farne parte verso il sesto secolo. 

Secondo il Tantra di Tara, la Dea nacque dalle lacrime di compassione del Bodhisattva Avalokiteshvara (il Buddha della Compassione). Si narra che Avalokiteshvara, guardando il mondo terreno dall’alto dei cieli, si commosse profondamente nel vedere gli esseri senzienti straziati dalla sofferenza. Le sue lacrime diedero origine ad un lago, sul quale sbocciò un fiore di loto da cui nacque Tara. 

Secondo un’altra versione della leggenda, dalle lacrime che scorrevano sul volto del Bodhisattva nacquero due Tare: la pacifica Tara Bianca sul lato sinistro, e la guerriera Tara Verde sul lato destro. 
Tara Verde, il cui simbolo è un fiore di loto semichiuso, rappresenta la notte. 
Tara Bianca, il cui simbolo è un loto in piena fioritura, rappresenta il giorno. 
Tara Verde incarna l’azione e l’integrità, mentre Tara Bianca simboleggia la serenità e la grazia. 
Insieme, Tara Verde e Tara Bianca rappresentano la compassione senza limiti della Dea, che si adopera giorno e notte per alleviare la sofferenza dei fedeli. 

In una terza versione della leggenda, si racconta che Tara nacque da un fascio di luce blu emanato da uno degli occhi di Avalokiteshvara, del quale viene ritenuta la consorte. 

Nel Buddismo, il simbolismo dei colori riveste una grande importanza. I Sadhanas, gli antichi testi che stabiliscono le regole del culto, sono molto precisi per quanto riguarda i colori delle divinità visualizzate. 
Ciascun colore definisce non solo la natura della divinità, ma anche le funzioni che essa è chiamata a svolgere. Nell’iconografia pittorica in particolare, i colori vengono utilizzati seguendo un determinato schema mistico, che varia a seconda della consapevolezza spirituale del sadhaka (devoto). 
Non c'è quindi da stupirsi che i devoti di Tara visualizzino la dea in una molteplice varietà di colori! 
Delle numerose forme conosciute, le più popolari e ampiamente venerate sono Tara Verde e Tara Bianca. 
Tara Verde (in Sanscrito: Syamatara; in Tibetano: Sgrol-ljang), è la manifestazione più dinamica della divinità. Rappresenta l’aspetto guerriero di Tara, Dea della salvezza della e compassione. Il suo colore verde simboleggia il vigore giovanile e l’intraprendenza.  

Nella pratica religiosa buddista, l’intervento di Tara Verde viene richiesto per sopraffare il pericolo, l’ansia e la paura, e per risolvere situazioni particolarmente disperate. Tara Verde ha una natura profondamente compassionevole ed agisce rapidamente per soccorrere i fedeli che la invocano. 
Nell’iconografia tradizionale, Tara Verde viene spesso raffigurata seduta, con la gamba destra estesa, a significare la sua attitudine ad entrare prontamente in azione, e la gamba sinistra piegata in posizione meditativa sul piedistallo a forma di loto, che simboleggia l'unione di arte e saggezza. 
La sua mano sinistra, atteggiata nel mudra (gesto) del concedere rifugio, tiene lo stelo di un loto blu, simbolo di purezza e di potere. La mano destra è atteggiata nel mudra della protezione e della benedizione. 

La Dea è adornata da preziosi gioielli, che ricadono sinuosamente attorno al suo corpo dalle proporzioni perfette. Nell’arte figurativa, la natura misteriosa ed intrigante di Tara Verde viene mirabilmente espressa attraverso una produzione pittorica estremamente raffinata, che unisce l’iconografia tradizionale ai differenti accostamenti di colore, con effetti artistici particolarmente realistici e suggestivi. 

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